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AIUTIAMOCI Cara cittadina e caro cittadino del Veneto! Nel candidarmi alle prossime elezioni regionali, Ti lancio una sfida, una sfida da doversi vincere necessariamente assieme: la sfida per darci una nuova comunità veneta. Nell’odierna società occorre avere un nemico per detenere un ruolo apparentemente forte, ma in verità cosi si fa esclusivamente la fortuna di coloro che vivono – e soprattutto “mangiano” – all’ombra del bipolarismo. La paura del diverso, che ci educano a chiamare “problema sicurezza”, è in verità una tecnica di conservazione realmente bipartisan. Per reagire a questo modello sociale, occorre definire ed adeguarci ad una sorta di democratica e civile “maleducazione” fondata sui principi di solidarietà e di responsabilità. AIUTIAMOCI è, dunque, non solo un invito e una sfida, ma soprattutto il metodo per una reale presa di coscienza comunitaria del fatto che il destino del nostro Veneto dipende esclusivamente dal sapere per chi si deve votare. Ti dico questo per evitare equivoci o comodi alibi che non Ti liberano dalla Tua irresponsabilità, Cara amica, caro amico, è tempo di sospendere la facile protesta e di realizzare l’alternativa popolare: dal populismo al vero spirito popolare. Sono quindi a proporti alcune fondamentali declinazioni del nostro AIUTIAMOCI Liberandoci anzitutto dall’egoismo, dall’invidia reciproca e dall’odio a cui ci hanno educati per almeno 2 decenni. Occorre recuperare la consapevolezza del fatto che la solidarietà genera il popolo e che, nel rispetto della legge naturale e con un forte ancoraggio alla storia e alla tradizione, il popolo accoglie il diverso. Non cadiamo nella facile guerra tra poveri, ma elaboriamo visioni politiche che, facendo incontrare esigenze ed istanze complementari, diano origine a soluzioni capaci di offrire molteplici risposte a diverse categorie, riducendo in tal modo la spesa pubblica con una possibile riduzione delle tasse. La buona politica non è più l’arte del compromesso, ma è l’arte di ciò che mi piace definire “la soddisfazione reciproca tra bisogni reali”, dentro la cornice della nuova e fondante alleanza delle Comunità Venete. Occorre dare avvio a un sistema, a un modello di regione, di nazione e di Stato nel quale, superando il conflitto politico, la laicità sia effettivamente la libera e spontanea esperienza popolare, la quale, libera dal dover rappresentare qualcosa, genera una ricchissima molteplicità di comunità. E dentro questa laicità, la grande tradizione cristiana ha il diritto e soprattutto il dovere di lavorare per il bene comune, per l’etica e per la verità. È tempo di cambiare il Veneto e il concetto stesso d’essere cittadini veneti: occorre impostare la globalità della vita civile al principio cardine della laicità che è la solidarietà e non la libertà individuale. È nella solidarietà che, azzerando lo scontro ideologico, la politica è via al bene comune nella verità. La vera libertà individuale – infatti- è la reale partecipazione alla vita della comunità a cui si appartiene, dentro cui lo spirito solidale si serve necessariamente del talento naturale di ciascun membro, al fine di creare un sistema sociale in cui ogni membro è datore e beneficiario. La meritocrazia non concorrenziale, bensì funzionale allo sviluppo finalmente democratico delle Comunità Venete. Dal momento che sono un cittadino disabile e so di cosa parlo, sto pensando, ad esempio, alla straordinaria funzione di controllo e di vera integrazione di noi datori di lavoro disabili che, assumendo l’assistente personale, il quale è raramente un italiano, svolgiamo per la comunità veneta. Questa funzione di noi cittadini disabili è evidente, eppure non gode di un doveroso e legittimo riconoscimento economico specifico: il contributo della Regione è esclusivamente per il progetto di vita indipendente, ma l’integrazione dell’immigrato non ha valore per caso? Ci rendiamo conto che noi cittadini portatori di handicap, nei casi di coabitazione con il nostro lavoratore, siamo gli unici datori di lavoro che adempiono la legge Bossi-Fini alla lettera, fornendo l’alloggio? Questo è il principio cardine che voglio portare a Venezia come nell’esempio qui proposto: il bisogno del lavoro si risolve nel bisogno di maggiore autonomia. Due bisogni, una visione politica capace di garantire vera assistenza (in quanto direttamente gestita e scelta dall’interessato), mediante la naturale integrazione dell’immigrato. Tale metodo di far politica offre applicazioni infinite e soprattutto non ideologiche. Se siamo il popolo Veneto, progettiamo il nostro futuro come popolo VOTA UDC E SCRIVI FERRARI |
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